TRA TERRA E LAGO

Secondo mese della nuova vita nei sobborghi di Kisumu. Sono ormai abituato ai ritmi del Kenya, alle sue 12 ore di luce e 12 di buio, alla miriade di bambini che corrono qua e là iniziando a chiamarti a 100 metri di distanza e anche alla limitata scelta di cibo al mercato.

Nell'associazione che ci era stata indicata all'inizio il lavoro continua a scarseggiare e sono davvero stufo di questa situazione, dopotutto non sono venuto qua a perdere tempo. Inizio quindi la ricerca un altro posto dove svolgere il mio SVE e non è per niente un’impresa difficile, qui chiunque ti accoglie a braccia aperte (soprattutto se si tratta di lavoro non pagato). Inizio a lavorare nella Kisumu Water Sports Academy, (sempre in Dunga Beach) un posto un po’ nascosto e quindi poco frequentato. Lo gestisce un ragazzo di nome Jack: un enorme ragazzo di 27 anni, atleta di canottaggio, che passa la maggior parte del tempo insegnando a nuotare ai ragazzi del posto. Da quando sono arrivato abbiamo iniziato delle modifiche sostanziali. Il livello del lago negli scorsi anni è salito di molto, inondando quasi la totalità dello spazio dell’Academy, lasciando solo una strisciolina di terra, unico collegamento con la terraferma. Insieme ad altri ragazzi di Dunga, abbiamo iniziato il recupero totale del posto, stiamo strappando la terra alle acque per creare un orto condiviso e piantumare alberi locali e da frutto.


Per 10 giorni sono stati ospiti dell’Academy due atleti provenienti da Masinga, nella parte centrale del Paese, per allenarsi in kayaking e canottaggio. Io mi sono occupato della parte a terra, facendo loro da personal trainer. Giorno dopo giorno si aggiungeva qualcuno a seguire le mie “lezioni”, entusiasti e molto volenterosi, ed è stata davvero una grande soddisfazione.


Viaggio abbastanza, cerco di sfruttare al massimo il tempo che ho per esplorare il Kenya e cerco sempre di farlo con persone che vivono qua. Ho un ottimo rapporto con gli abitanti, sono perfettamente integrato, mi invitano a cena con le loro famiglie, ho addirittura dato il nome ad una bambina appena nata. In questo momento ad esempio sono in partenza per Nakuru per andare ad un matrimonio.


Ho nuotato nelle Ndano Falls, cosa che i locali non fanno (e ho convinto un ragazzo a farlo, “dopotutto se può farlo un mzungu”); ho mangiato un pesce fantastico nell’isola di Mageta, terra d’origine di un mio amico di Kisumu nel pieno della parte keniota del lago; sono andato in autostop a Nakuru, a Nyahururu (dove ci sono le spettacolari Thomson Falls) ed a Nairobi.

Nel frattempo abbiamo anche cambiato casa. Ci siamo trasferiti in un compound poco distante ma più isolato, più sicuro forse, ma decisamente più impersonale. Un palazzo come potrebbe essere in Europa, circondato da muri alti con in cima una recinzione elettrificata e sorvegliato 24 ore su 24. Completamente diverso dalla casa precedente: sono passato dallo svegliarmi e vedere bambini festanti e vicini sempre disponibili ad affacciarmi alla finestra e non avere nient’altro che un muro e sterpaglie. Decisamente l’opposto di quello che dovrebbe essere l’inclusione sociale, una delle pietre miliari dello SVE e dell’Erasmus+. Ma mi abituerò anche a questo. Tra l’altro sono talmente preso con le attività all’Academy che il tempo che trascorro in casa si riduce alle ore notturne.

Intanto la testa è già alle vacanze di Natale, che prevedo di trascorrere viaggiando per la Tanzania con Rafa, volontario spagnolo, mio compagno di questa avventura. Non so di preciso cosa ci porterà il futuro, ma posso garantire che questo Paese ha ancora molte cose in serbo per me.


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